Lo schiacallaggio politico, un’abitudine oramai!

Lo schiacallaggio politico, un’abitudine oramai!

La tragedia e la crisi migratoria spagnola sono state rapidamente trasformate dal governo Meloni in un argomento per attaccare la linea di Pedro Sánchez e, soprattutto, per giustificare la sospensione dei normali controlli Schengen con la Spagna.

La cosa più discutibile è il salto logico: da una crisi verificatasi in un’enclave spagnola del Nord Africa a una misura italiana sui cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna. Il governo sostiene ragioni di sicurezza e il rischio di nuovi movimenti migratori; Madrid contesta però che ci sia un concreto pericolo per l’Italia e considera la misura ingiustificata e discriminatoria.  C’è un elemento ancora più interessante: la maggior parte delle persone arrivate a Ceuta è già rientrata in Marocco. Quindi l’argomento secondo cui l’Italia debba reagire immediatamente perché quei migranti potrebbero trasferirsi in massa verso il nostro Paese appare, quantomeno, assai discutibile. È proprio qui che si può parlare di sciacallaggio politico, nel senso che una tragedia umanitaria viene utilizzata come carburante per una battaglia politica interna ed europea: «vedete cosa succede quando governano gli altri e non applicano la nostra ricetta sull’immigrazione». Non è un’accusa inventata nel dibattito politico italiano: è stata formulata esplicitamente anche da Angelo Bonelli e Giuseppe Conte.
La vicenda è ulteriormente degenerata, oggi, 8 agosto; la Spagna ha minacciato ritorsioni se l’Italia non revocherà i controlli, mentre Roma ha confermato la propria posizione.

Insomma, la mia lettura è questa: una cosa è discutere seriamente della gestione dell’immigrazione e della responsabilità di Sánchez; altra cosa è utilizzare una tragedia avvenuta in Spagna per costruire un’emergenza italiana che, allo stato dei fatti, è molto meno concreta di quanto la comunicazione politica lasci intendere. Ed è precisamente lì che l’accusa di sciacallaggio si carica di significato.

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